E' da un po' di tempo che penso che la lotta alla mafia e alla corruzione siano una priorità del nostro paese, ancora più della crisi economica e del lavoro che manca. NOon che siano impoortanti, ma se usciamo dalla crisi l'emergenza della mafia e della corruzione rimane in tutta la sua durezza. Anzi, con più ricchezza in circolazione ci sarebbe ancora di più, come abbiamo visto negli anni '90.

Stavo pensando di scrivere qualcosa a questo riguardo, ma il nuovo Presdiente delal Repubblica, Sergio MAttarella mi ha preceduto.

Nel suo discorso di insediamento davanti alle Camere riunite ha detto:

«Garantire la Costituzione significa affermare e diffondere un senso forte della legalità. La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute.

La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile.

Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini. Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato. Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci.

L'attuale Pontefice, Francesco, che ringrazio per il messaggio di auguri che ha voluto inviarmi, ha usato parole severe contro i corrotti: «Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini».

E' allarmante la diffusione delle mafie, antiche e nuove, anche in aree geografiche storicamente immuni. Un cancro pervasivo, che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti.

Dobbiamo incoraggiare l'azione determinata della magistratura e delle forze dell'ordine che, spesso a rischio della vita, si battono per contrastare la criminalità organizzata.

Nella lotta alle mafie abbiamo avuto molti eroi. Penso tra gli altri a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Per sconfiggere la mafia occorre una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci. E una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere».

Non a caso Mattarella ha citato papa Francesco proprio su questo punto così importante per la nostra vita comune.

 

E' tempo di decidersi per una resistenza contro il cancro della mafia e della corruzzione.

 

Durante la guerra per liberarci dal nazi-fascismo, alcuni hanno deciso che dedicare la loro vita, almeno per un certo periodo, solo a questa emergenza civile. Alcuni sono andati in clandestinità, in montagna o pianura, altri sono rimasti alla vita quotidiana, ma condividendo l'anelito e la lotta per la libertà, altri sono rimasti coinvolti nelle rappresaglie, tutti abbiamo sofferto, tranne quelli che da furbetti si sono arricchiti alle spalle delle disgrazie altrui.

Ebbene oggi è lo steso tempo. C'è una parte non piccola del popolo italiano che vuole soggiogare e sfruttare il resto del popolo. Non possiamo più permettercelo. Troppe omissioni, troppi sguardi rivolti da un'altra parte, troppa complicità del tipo: vorrei ma non posso, non ne sono capace, non ho abbastanza pelo sullo stomaco, e via così. Non ce l'abbiamo fatta e abbiamo preferito fare gli struzzi. E ancora oggi pensiamo che, nonostante le evidenze anche degli utlimi giorni, la mafia e la corruzione non ci riguardino da vicino, che sono dentro il nostro cuore, che la tentazione è fin troppo forte e che spesso, anche e soprattutto nelle piccole cose, vi cediamo senza troppi sensi di colpa.

Il nostro è un cuore indurito dalla fatica di vivere, mentre occorre un cuore pulsante, un cuore vivo, una tenacia di altri tempi, una forza d'animo per mettere in piedi presidi democratici nelle istituzioni, nei rapporti con gli amici, nelle piccole e grandi cose. Serve un animo generoso e consapevole della dura battaglia da combattere, che produrrà morti e feriti, non soltanto metaforici, ma anche reali... purtroppo, come già sta accadendo da molto tempo. E non sarà una guerra ampo, ma di posizione, nel fango della storia.

 

Ci dobbiamo convertire tutti dalla mentalità mafiosa e corrotta. Ogni cambiamento culturale è difficile, ma se vogliamo essere un paese moderno, capace di solidarietà e creatività, il genio italiano, dobbiamo prima di tutto chiederci scusa a vicenda per le molteplici e pesanti omissioni di coscienza civile, oltre che per il malaffare.

 

Prima lo facciamo e meglio è per tutti.

I giovani, in particolare, sono consapevoli di questa fatica, per il lavoro che non trovano, per i favori che devono chiedere per ottenere un posto qualsiasi, per non riuscire a vedere una prospettiva di bene comune, ma che devono pensare di lottare duramente per avere pochissimo. Allora è evidente che quelli che possono e hanno più coraggio emigrino, anche solo per fare i camerieri in Germania e vivere tranquilli, invece che in affanno tutta la vita.

 

Resistere è un dovere morale, prima di tutto, che deve concrettizzarsi nelle piccole e grandi scelte quotidiane. Se avremo il coraggio di farlo ne saremo ripagati, altrimenti non ci potremo più lamentare, perché ora ne siamo consapevoli e dobbiamo passare all'azione.

 

Per chi crede nel Signore Gesù, c'è un teologo anziano e sapiente, Giuseppe Ruggieri, che ha così descritto i segni dei tempi di conciliare memoria:

«Un fatto è suscettibile di diventare "segno dei tempi" quando, grazie alla presa di coscienza collettiva, è in grado di modificare in direzione messianica l'equilibrio dei rapporti umani in una determinata epoca. Perché ciò avvenga è determinante la presa di coscienza collettiva»

 

E' un augurio che il popolo italiano sia capace di produrre il segno dei tempi di una resistenza alle mafie e alla corruzione, che diventi una priorità assoluta della sua coscienza civile.