onore

Parlare di onore vuol dire parlare di ciò che ci sta più a cuore, ne va della nostra e altrui dignità. Tuttavia occorre fare attenzione a quale tipo di onore si vuole "onorare".

Questa riflessione nasce dagli episodi di Torino (la falsa accusa di stupro da parte di un adolescente impaurita) e di Firenze (di un uomo certamente non equilibrato, che però attinge le proprie paure e paranoie da chi dice di essere equilibrato, ma non lo è, parlando di un onore italico nei confronti degli immigrati), ma era già in me sorta con le dimissioni di Berlusconi e l'onore dell'Italia in campo internazionale.

Per chi volesse leggere qualcosa sulla ideologia di Casa Pound basta che digiti su Google. Il loro sito è una miniera di ideologia pericolosa che basta veramente poco per passare dalle parole ai fatti.

Riprendendo il discorso, c'è infatti un onore che è buono, che mi pare possa dirsi essere la dignità della persona. La dignità è quella qualità di ciascuno di noi che quando viene lesa implica una diminuzione della qualità del rapporto tra le persone e che, soprattutto per chi la subisce - ma non solo - produce una diminuzione della propria e altrui umanità. Infatti ci dimentichiamo che chi opprime il fratello e ne lede la dignità/onore è meno umano, e non più umano, in forza del dominio che esercita sul fratello.

C'è invece un onore che è cattivo ed è quello che viene fatto valere per "far valere" la propria persona a scapito degli altri: l'onorabilità del proprio nome... pazienza se uno è un ladro, mente, imbroglia, ecc. L'importante è che l'onorabilità del proprio nome sia salva. L'onore dei mafiosi, per intenderci, ma esteso anche a situazioni che sembrano più civili (Strauss-Kahn, ex direttore del Fondo Monetario internazionale, per esempio).

C'è poi una riflessione da fare, per chi è cristiano, e che nasce dall'onore che Dio attribuisce a sé e alla propria parola. Forse da qui possiamo discernere meglio il buon onore da quello cattivo.

Dio non si è fatto scrupolo di farsi uomo (Fil 2,5-7: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini»), dunque non fa parte del suo onore mantenersi nella propria divinità. Neanche difendere la propria vita sembra far parte del suo onore. Mantenere fede alla propria parola capace di salvezza e di perdono, invece fa parte del suo onore e del suo buon nome (vedi paragrafo PER RIGUARDO A ME, del mio libro: Gesù visto e toccato, pp. 263-6). L'onorabilità per Dio è quella di essere coerente con la propria capicità di promuovere la vita degli uomini per farla giungere alla pienezza della sua dignità, per quanto possibile in questo mondo, nella pienezza definitiva nell'escatologia, là dove il suo giudizio riporta ciascuno al proprio onore, cioè alla capacità di aver promosso la vita propria e degli altri secondo il duplice comandamento dell'amore di Dio e del prossimo come se stessi.

Promuovere la vita di tutti mi pare dunque essere il criterio di discernimento dell'onore proprio e altrui. In tempi di crisi questo diventa tutto più difficile e non basta essere onorabili, come il nostro attuale primo ministro Mario Monti, per poter "illuministicamente" raggiungere dei buoni risultati di buon governo. Molto ancora c'è da fare, come cittadini attenti a ciò che succede nella pubblica amministrazione, non solo a proprio vantaggio, ma a vantaggio di tutti, in particolare di coloro che meno hanno.

La rivelazione biblica ci dice però che i piccoli e i poveri sono coloro che, proprio perché non hanno, mostrano in modo più evidente - nella loro "nudità" - l'onore/dignità che ci invita tutti a una maggiore e diversa attenzione alle scelte politiche pubbliche e private.